Comunicato 11\4\2013

 

La ‘Barriera’, il muro di pannelli di legno che imprigiona lo spazio del Teatro Marinoni, le reti e i confini del cantiere che ora includono il teatro e il suo ambiente naturale sono atto di estrema violenza. Non è necessario proteggere questo luogo dai suoi abitanti, cioé il Comitato di cittadini che si è assunto il compito e la responsabilità di recuperare il Teatro e gli spazi annessi in questi ultimi diciotto mesi.

Negli stessi mesi, moltissimi cittadini – ben prima dei magistrati – hanno segnalato la grande tensione speculativa che innerva il mercato edilizio in città contribuendo a sollevare il pesante sipario che protegge il piano (?) urbanistico che si disegna al Lido. Dai cantieri del Mose all’ ‘affare’ dell’area dell’ex-Ospedale, passando dal Palazzo del Cinema nato morto… restare forse spettatori davanti alla serie di operazioni polito-finanziarie che coinvolge trasversalmente la governance veneto-veneziana?

Sembra che ci sia un governo della città a due livelli, uno basso e uno alto, quello che tratta le fratture residenziali e sociali cercando di mettere un cerotto sulle ferite e quello che va incontro alle aspettative dei cartelli finanziarizzati. Un grande scarto che con evidenza non permette agli amministratori, di rinnovare il saper-fare urbanistico, di inventare la città e il suo centro storico senza inciampare nella svendita e nello sfruttamento di un’identità sotto-vuoto museale.
Il Comitato è così diventato scomodo e avverso, elemento di potenziale fastidio proprio perché ‘osservatorio’ in quanto presenza non-governabile, estranea a suo modo alle dinamiche di assimilazione che caratterizzano da tempo la gestione della “cosa” pubblica.
Costretti infatti a constatare che l’agenda comunale nega e cancella ciò che dice e scrive la vigilia: in un primo tempo il sindaco invita alla partecipazione e propaganda il coinvolgimento cittadino per smentirsi in un secondo tempo, dimostrandosi incapace di affrontare apertamente le vere questioni: il progetto di città che si vuole e con chi lo si costruisce.

L’esperienza del Comitato per il recupero e la salvaguardia del sito Teatro Marinoni si basa sulle competenze degli uni e degli altri per far vivere questo luogo che appartiene prioritariamente ai cittadini, questo è il primo punto.
L’insieme dei partecipanti si è costruito su valori comuni:
– il coinvolgimento collettivo nella riabilitazione dello spazio costruito del teatro, degli annessi, dell’ ambiente naturale circostante e della spiaggia.
– la programmazione del lavoro e delle attività, artigianali, e quelle di intervento artistico-culturale e/o sociali.
– una rete di scambio per affinità e obbiettivi comuni con altri soggetti e realtà cittadine e non.
– la gestione e l’organizzazione attraverso riunioni informali tra le persone che fanno esistere il luogo. Luogo che è costantemente ri-immaginato dai suoi abitanti.

Quest’ultimo punto è di rilievo perché tra collettivo, gruppo artistico o centro sociale, il Comitato ha scelto una nuova prospettiva, l’habitat creato dai partecipanti che insieme agli abitanti (il Comitato) si implicano dalla definizione di un progetto alla coabitazione nei differenti spazi.
Ogni partecipante è poi libero di inventare un suo percorso a partire dai valori comuni. Questa sorta di mutuo-soccorso creativo e produttivo, in cui le decisioni che riguardano la realizzazione di un progetto sono prese dall’insieme degli abitanti permette di ricevere puntualmente altri partecipanti ‘ospiti’.
L’habitat è prima di tutto culturale, non è la somma di tecniche e norme ma un luogo di convivenza aperto al possibile.

La gestione del Comitato include alcuni precetti ecologici che riguardano l’autonomia energetica (pannelli fotovoltaici e recupero acqua pluviale) ed il riciclo, il compostaggio e la produzione/consumo alimentare più in generale. La questione ecologica non si limita alla costruzione o al recupero di spazi concepiti flessibili, adattabili e reversibili ma riguarda l’uso complessivo dei luoghi nella loro quotidianità.

É auspicabile, importante, che il cantiere in corso del Comitato sia in sicurezza si, purché libero da quelle ‘tutele’ tecnico-amministrative utilizzate per proteggere chi devasta l’ambientale e annienta le risorse di esperienza e la memoria dei cittadini. La richiesta di inscrivere questa nuova forma di ‘habitat’ nel contesto urbano dove la pressione fondiaria è più forte, è una necessità, anzi dovrebbe essere un impegno comune.

comitato Teatro Marinoni Bene Comune

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