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Alessandro Veca | Teatro Marinoni un patrimonio da salvare

Loris Tagliapietra | Teatro Marinoni. Un anno di amore e bellezza

Piero Codato e Caterina Peschiera | Uno spot per il Marinoni

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Francesco Comello | Teatro Marinoni

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Contributi

Ottavia Piccolo
Grazie a questo bellissimo luogo. Un luogo bellissimo che ha accolto prima di me persone che hanno avuto qui dentro un momento di “ricreazione”. Questo come altri edifici dell’area dell’ ospedale sono stati costruiti all’inizio del secolo scorso. E’ un luogo molto di moda in questo momento che come molti sapranno è stato venduto ma forse non è stato ancora venduto. Qui ci vogliono fare un immensa speculazione . Ci sono comitati che si stanno ribellando a tutto questo. Ma forse una nuova occasione è questa dove le persone del Valle e del Sale si sono unite per questa operazione, che non oso definire rivoluzionaria perché ormai è una parola che è un po’ scaduta. Un operazione nuova e bella che porta aria nuova , di voglia di riprendersi gli spazi, di cercare di combattere un modo di combattere un modo elitario e utilitaristico di fare cultura. Sembra che la cultura in generale debba fare profitti soltanto per qualcuno. Ovviamente noi non la pensiamo così.
L’occupazione del Valle sta a dire che si può fare diversamente , e come al Valle si può fare in tantialtri luoghi.

Moni Ovadia
(…) C’è un problema. C’è un grossissimo problema. C’è una vasta parte di Paese che non riconosce alle arti dignità di lavoro e di professionalità, dignità di creazione di ricchezza.

Philippe Garrel
C’è un quadro che ha più di 250 anni al Louvre che riporta questa frase “ Se un re vuole governare bene si deve circondare di uomini di lettere e favorire le arti e le scienze.” Né nel nostro paese la Francia né nel vostro paese l’Italia non abbiamo in questo momento dei capi del governo così intelligenti. In Francia in questo momento i soldi destinati alla cultura sono passati dall’1% allo 0,4% , e parliamo della percentuale sull’ intero PIL. In Italia non vi è neanche questo: a dimostrarlo il fatto che in Italia quello che è il fondo di garanzia per il cinema è stato totalmente soppresso. Come per esempio in Italia i teatri che non hanno budget che ovviamente verranno venduti a privati. Importante è invece che vi sia un teatro nazionale. Ci vorrebbe un potere onesto che riconosce il valore degli artisti. Contro la politica di Berlusconi e Sarkozy noi siamo degli artisti uniti.

Mario Martone
Ho raccontato ai giurati che cosa stava accadendo e loro sono stati molto coinvolti. Quello che succede al Valle e quello che succede qui al Marinoni non riguarda solo un discorso sul teatro e sulla cultura. Ma riguarda quello che succede oggi in Italia; la difficoltà del nostro Paese a confrontarsi con la democrazia.

Odil Decq
Sono sorpresa che sia stato fatta questa occupazione ma non sono sorpresa del metodo perché questa è un opportunità per cui tutti quanti possano venire a conoscenza di questo problema.

Darren Aronofsky
Difendere le arti è importante quanto difendere le nostre stesse difese, come la qualità dell’ acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo. E’ come comunichiamo gli uni con gli altri. E’ importante aiutare giovani artisti ad avere nuove voci.

Ugo Mattei
Che triste il mondo se non vi è nessuno che lo vuole cambiare. Ma noi stiamo assistendo oggi ad un cambiamento di egemonia politica. Noi abbiamo resistito 2 anni contro il tentativo di privatizzare anche l’acqua. E’ il momento di una battaglia che vada oltre anche alla difesa dei beni comuni e che vada verso la creazioni di spazi nuovi.

Thomas Ostermeier
“Prendo questo premio anche come una sorta d’incoraggiamento per i giovani teatranti italiani specialmente per i due movimenti che ho già menzionato ma che voglio menzionare ancora una volta e dare loro tutta la solidarietà, alla gente del Teatro Marinoni e del Teatro Valle a Roma”

Stefan Kaegi
“Penso che in questo momento le persone del Teatro Valle a Roma, del Teatro Marinoni proprio dall’altra parte del canale e le persone del Lido, occupando un teatro dimostrano che c’è un movimento giovane in questo paese, che oltre a tutta questa facciata storica devono esserci dei contenuti. Le persone si stanno muovendo in questi teatri per lavorare, dibattere, avere un’attitudine politica. E credo che sia eccitante pensare cosa possa fare il teatro in questo paese se il governo volesse procurare loro il necessario per realizzare cosa hanno in mente”

Romeo Castellucci e Socìetas Raffaello Sanzio
Non conosco nessuno degli occupanti del Teatro Marinoni. Neanche un nome e neanche una faccia. Non conosco i loro gusti. Mi hanno chiesto di scrivere un foglio di fronte al loro gesto. Ecco cosa ho pensato e cosa vorrei dire: Ritengo l’occupazione del Teatro Marinoni un gesto di civiltà. Allo stesso modo ritengo non più possibili i piagnistei di fronte alla frana culturale di questo Paese. Lo sappiamo da molto tempo ormai, la politica del potere si nutre delle lamentazioni e degli antagonismi come di un combustibile. Aderisco a questa occupazione perché rappresenta un atto. È compiuto, rotondo, diretto, persino pacato, femminile. Prima di ogni commento è un atto. Qualcuno lo ha pensato, ha aperto delle porte, ha pulito il pavimento dal guano dei piccioni, ha reso respirabile l’aria. Si è preso cura di qualcosa sporcandosi i vestiti, di sicuro. D’accordo, lo ha fatto senza chiedere il permesso, ma lo ha fatto. Ha dato aria. Questo per me non è rubare. E questo non è neppure occupare. Questo significa dare  un nome alle cose. Teatro al teatro. Cittadinanza ai cittadini. Possibilità alla cultura. Cibo alla fame. Perché non hanno chiesto il permesso? La risposta – che mi verrebbe da urlare – è semplice: a chi? Allora dico che oggi la creazione artistica – passatemi queste parolone – passa anche per l’invenzione di luoghi pubblici perché il Marinoni è per me una vera invenzione. E’ bello vedere qualcuno ancora capace di scelte civili come di scelte culturali. E la cultura, secondo me, significa scegliere-in-continuazione.

Fausto Paravidino
Vi è un duplice motivo perché artisti internazionali hanno particolare attenzione al nostro tipo di lotta. Da un lato contengono già gli stessi motivi: sono artisti riconosciuti che vivono in un ambiente in qualche modo più moderno del nostro . Dall’altro sono un po’ più indietro: nel senso che la nostra disperazione in questo momento ci rende all’avanguardia nel riformare un sistema.

Anagoor
Chi come noi ha faticato nel tempo a trovare una casa per il proprio lavoro non può che aderire con slancio all’atto di occupazione del Teatro Marinoni. Riconosciamo lo stesso impulso a prendersi cura di uno spazio, affinché questo si possa aprire alla città, che ha guidato quattro anni fa l’insediamento di Anagoor in una vecchia conigliera per trasformarla in uno spazio teatrale aperto. Di più, in questo caso specifico si tratta di un gesto con implicazioni politiche precise: sottrarre all’oblio, all’inazione, all’incapacità di scelta un luogo che può farsi invece casa delle scelte, dell’agire, della memoria. Restituire uno spazio dimenticato alla cultura di una città è un atto responsabile. Ha in sé la bellezza dell’operare per la comunità e come tale ha tutto il nostro appoggio.

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