Storia

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Storia dell’Ospedale al Mare e del Ricreatorio Marinoni

Il 4 giugno 1868 il presidente dell’Ateneo Veneto, il medico Giacinto Namias, invita Giuseppe Bellarai, fondatore dei primi ospizi marini in Italia, a tenere una conferenza sulla scrofola, una forma di tubercolosi ossea e cutanea che colpisce i bambini poveri e migliora con le terapie marine.”

L’intero complesso dell’ex Ospedale al Mare fu inaugurato ufficialmente nel 1933, ma la sua storia di donazioni ed impegno volontario, iniziava 63 anni prima, quando, nel 1870 fu costruito sulla spiaggia in zona Quattro Fontane, l’Ospizio Marino, prima struttura in legno per ospitare e curare, con terapie marine, 200 bambini malati di tubercolosi. Questa operazione fu resa possibile da una collaborazione tra il Comitato di beneficenza che cercava di promuovere la creazione al Lido di un luogo per la cura dei bimbi scrofolosi di tutto il Veneto, i numerosi donatori e l’imprenditore Giovanni Battista Fisola che offrì al comitato il terreno, in cambio di una cifra simbolica. Già nel 1873 il primo ampliamento porta la ricettività dell’Ospizio a 450 letti e grazie alle continue donazioni l’Ospizio riesce a garantire il suo servizio.

Nel frattempo, nell’isola del Lido sorgono i primi grandi alberghi, come il Des Bains ed il Grand Hotel e dal 1908 l’hoetel Excelsior, realizzato dall’imprenditore Nicolò Spada vicino all’Ospizio Marino, inizia ad essere un’attrazione internazionale per un turismo d’elite. A quel punto le terapie marine cominciavano ad essere una visuale assolutamente poco gradita in un area che stava ormai assumendo un ruolo economicamente molto strategico. A Nicolò Spada subentrò la Compagnia Italiana Grandi Alberghi, CIGA, che assumerà anche la gestione delle spiagge e che, nel 1921, donerà all’Ospizio Marino un terreno sul mare lontano dall’area turistica, nella zona della Favorita, grande 22.800 mq e 50.000 mq di spiaggia. In dodici anni vengono costruiti i padiglioni Belluno, Friuli, Cassa di Risparmio, Verona, Vicenza, Venezia, Principe di Piemonte, Schio, Valdagno e la chiesetta di Santa Maria Nascente. Il Padiglione degli Orfani di guerra. Il nome di ogni Padiglione è in memoria dei donatori. Già nel ’22 l’Ospizio Marino accolse ogni fascia di età e dal ’23 prolunga le sue attività tutto l’anno.

Il Teatro Marinoni, in origine Ricreatorio Marinoni, viene costruito per fasi. Nel 1921, grazie ad una colletta di cittadini organizzata da un Comitato di Beneficenza, viene costruito lo spazio al piano terra, con soffitto a cassettoni in legno, col fine di allietare la degenza dei bimbi. I donatori dedicarono l’edificio a Mario Marinoni (1885-1922), docente e studioso di diritto internazionale, figura poliedrica straordinaria che diede un contributo d’eccezione alla riedificazione del tessuto sociale, lavorativo ed economico di Venezia nel primo ventennio del ‘900.

Fu Giuseppe Cherubini a trasformare il Ricreatorio in Teatro con un affresco raffigurante Nettuno nell’atto di pescare e giocare con i putti/bambini. Tra il 1923 ed il 1925 l’edificio viene ampliato con i due piani superiori, l’Educatorio Rachitici Regina Margherita, che dal ’26 ospiterà due classi elementari. Una radio, dagli anni ’30 trasmetterà a tutti i raparti gli spettacoli e le attività del teatro e dell’educatorio.

In questo luogo dove la cura era nel sole, nella sabbia e nell’acqua del mare, l’arte e la cutura trovavano un ruolo nell’affiancare la cura del corpo alla cura della persona/mente. Per questo motivo si può guardare al Ricreatorio Marinoni come ad uno straordinario esempio di arte-terapia ante litteram.

E’ il 1933, l’Ospizio Marino diventa Ospedale al Mare.

“Da allora, e in continuità con il passato, l’assistenza sanitaria, la riabilitazione e le cure con le risorse ambientali continuarono a coesistere al Lido per il turismo e per la popolazione, in una sinergia fra le forze produttive e le attività mediche e talassoterapiche, fra la filantropia e l’imprenditorialità.”

Proclamato ospedale di prima eccellenza nel 1939, l’OaM fino agli anni che precedettero il suo progressivo abbandono, fu una cittadella della salute, delle arti e dei mestieri; un esempio ne è l’Archivio dei dati raccolti dall’Osservatorio Bioclimatico nell’intero periodo dal 1940 al 2003. Infatti, sull’arenile antistante il fabbricato di Radiologia dell’Ospedale al Mare, uno spiazzo recintato ospitava gli strumenti per le osservazioni quotidiane dei principali parametri meteorologici, una vasca evaporimetrica, un raccoglitore pluviometrico, la manica a vento e varie attrezzature per campagne di rilevamenti sperimentali o temporanei. I restanti apparecchi erano sistemati in parte su un terrazzo dell’edificio ad una altezza di 21 m s.l.m. ed in parte nell’ufficio sottostante, dove era collocato il Barometro Fortin con il pozzetto all’altezza di 11 m s.l.m. Inoltre l’Ospedale al Mare vantava di una biblioteca, di officine per gli artigiani, di cucine, di lavanderie, di la zone sporitive, di una chiesa, di un teatro, della scuola, della spiaggia. Nel 1955, vengono registrati 10.000 ricoveri, 1400 letti e 450.000 visitatori. Nel 1969, 1500 lavoratori.

 Nel 1975, il Ricreatorio Marinoni, con il suo Teatro, vengono chiusi. Da questo momento ha inizio un lento processo di progressivo smantellamento degli edifici, che porta alla dimissione dell’intero ospedale nel 2006. Ogni cosa viene lasciata in attesa di un domani.. i mobili, gli appunti, le analisi dei pazienti, il materiale sanitario, gli abiti, i libri.. Tutto rimane sospeso, in attesa, vulnerabile oggetto di furti e atti vandalici.

ogni nome e ogni pietra di questa città della solidarietà e della cura testimoniano la provenienza dei ricoverati e l’impegno dei donatori che non hanno trascurato nemmeno l’aspetto estetico e l’armonico inserimento nell’ambiente. Per questi motivi nel 1999 ogni parte del complesso è stata vincolata dalla Soprintendenza per il suo valore storico e artistico.”

L’Ospedale al Mare abbandonato veniva attraversato quotidianamente a piedi, in bicicletta, in automobile, in ambulanza, sia per raggiungere il Monoblocco, che per proseguire il percorso verso san Nicoletto. Il Monoblocco è l’unica struttura dell’ospedale ancora attiva; è curioso notare che l’immobile veniva costruito negli anni ’70, mentre i padiglioni venivano smantellati.

Il 4 settembre 2012, l’area dell’ex Ospedale al Mare, per la prima volta, viene chiusa al pubblico per dare luogo ai lavori di bonifica che si conclusero il 1 marzo 2013.

source: Venezia Novecento_Reale Fotografia Giacomelli

historical notes:

Marinoni Theatre (San Nicolò, Lido of Venice) is found within the former hospital complex, Ospedale al Mare. Previously known as Regina Margherita – a medical centre for rachitic studies, since 1914 located on Venice’s Lido specialising in thalassotherapy and sun bathing treatments for children afflicted by tuberculosis (from 1922 broadening entry to cover all ages).

The internal theatre, art nuoveau in style, was named Ricreatorio Marinoni after Mario Marinoni (1885-1922), specialist on international rights and extraordinary polymath. He had made an exceptional contribution to reconstructing the social fabric of Venice through applied economics in the first twenty years of the twentieth century. The theatre is a remarkable exemplar of art-therapy, ahead of its time as it advanced a synthesis between health and the performance arts.

Built in the second half of the nineteenth century, the theatre’s space is stratified – the upper floors, designated as playrooms, were added to – and today one may see the various renovations carried out over the years. Emblematic of these is the mural adorning the ceiling by Giuseppe Cherubini (Ancona 1867 – Venezia 1960). Originally a wooden coffered ceiling, the fresco shows putti surrounding Neptune which faithfully echoes the painter’s features.

From 1975 all activity in the theatre had ceased and the building abandoned. The lack of concern shown over this last decade has left it exposed to vandalism and theft; likewise for the hospital, itself shut down in 2006.

source: Venezia Novecento_Reale Fotografia Giacomelli

5 thoughts on “Storia

  1. Io ci ho lavorato x 35 anni e posso confermare che era la mia seconda casa (dal ’69 al’2003 ) ho assiatito alla suo declino inesorabile e leggendo questo articolo mi sono venute le lacrime .spero ci sia un futuro migliore x questa struttura

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